Il Patto dei Sindaci, una panorama sostenibile dai campanili d’Europa
15 Luglio 2020
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L’impellente bisogno di una nuova visione condivisa che sia in grado di rigenerare la società partendo da fonti energetiche sostenibili ha portato numerosi primi cittadini a sottoscrivere un accordo che dia vita ad un grande movimento, su scala mondiale, in grado di incentivare in tutte le città del globo azioni a favore del clima e dell’energia. Grazie anche all’appoggio della Commissione europea, a seguito dell’adozione del Pacchetto europeo su clima ed energia nel 2008, è stato siglato pertanto il Patto dei sindaci, per avallare e sostenere gli sforzi compiuti dagli enti locali nell’attuazione delle politiche nel campo dell’energia sostenibile.

Gli obbiettivi

I firmatari condividono una visione d’insieme per il 2050 (dopo un primo step posto per il 2020): accelerare la decarbonizzazione dei loro territori, rafforzando la loro capacità di adattarsi agli inevitabili impatti del cambiamento climatico e consentendo ai loro cittadini di accedere a un’energia sicura, sostenibile e accessibile. Al fine di accelerare questo processo le città firmatarie s’impegnano a sostenere l’attuazione dell’obiettivo comunitario di riduzione del 40% dei gas a effetto serra entro il 2030, adottando un approccio comune per affrontare la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

L’evoluzione del progetto

Siglato nel 2008 in Europa con l’ambizione di riunire i governi locali impegnati su base volontaria a raggiungere e superare gli obiettivi comunitari su clima ed energia, ha introdotto per la prima volta un approccio di tipo bottom-up per fronteggiare l’azione climatica ed energetica, registrando ampia partecipazione. Ad oggi infatti sono riuniti oltre 7.000 enti locali e regionali provenienti da 57 Paesi. Dal 2017 sono stati istituiti infatti uffici regionali del Patto in Nord America, America Latina e Caraibi, Cina e Asia sud-orientale, India e Giappone ad integrazione di quelli esistenti. I Firmatari del Patto s’impegnano a presentare, entro due anni dalla data della decisione del consiglio locale un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) che indichi le azioni chiave che intendono intraprendere. Il piano conterrà un Inventario di Base delle Emissioni per monitorare le azioni di mitigazione e la Valutazione di Vulnerabilità e Rischi Climatici. La strategia di adattamento può essere parte del PAESC oppure essere sviluppata e integrata in un documento di pianificazione separato. Questo audace impegno politico segna l’inizio di un processo di lungo termine che vede le città impegnate a riferire ogni anno sui progressi dei loro piani.

I Comuni italiani

I sindaci italiani hanno accolto questa sfida aderendo sin da subito al patto. In totale l’adesione, in aggiornamento quotidiano, ammonta a 1712 comuni italiani. Tuttavia la percentuale di attuazione e di rispetto dell’impegno risulta bassa sul territorio nazionale, con solo 308 comuni indentificati come “rispettosi”. La regione che ha registrato la maggior partecipazione è sicuramente la Lombardia, con 901 comuni aderenti. Seguono a grande distanza l’Abruzzo, con 303 partecipanti, e la Sicilia, con 278. Sono tuttavia numerose le regioni che superano la quota dei cento comuni aderenti, con l’Emilia-Romagna in primis (196) davanti alla Sardegna (179), al Piemonte (148), alla Calabria (109), alla Puglia e alla Campania (105). La Liguria regista 85 comuni aderenti, ponendosi davanti a regioni più grandi come il Trentino Alto-Adige, che presenta 84 iscritti, e la Basilicata, con 81, davanti al Molise con 67. Il Lazio viene solo dopo, con 56 comuni, mentre il Friuli Venezia Giulia si pone davanti alla Toscana, rispettivamente fermi a 48 e 41 aderenti. I primi cittadini non sembrano ancora particolarmente spronati a partecipare nelle Marche, che segna solamente 27 sindaci partecipi, all’Umbria, con 15, e alla Valle d’Aosta, con un solo comune partecipe. Un dato che non mostra particolari differenze tra Nord e Sud quanto piuttosto tra l’Italia centrale, poco partecipe, e quella Settentrionale e Meridionale. Le regioni periferiche dell’Area Alpina non sembrano anch’esse particolarmente presenti, per quanto tuttavia la presenza della Lombardia, regione in cui l’adesione è stata particolarmente incentivata, fa da contraltare alle altre regioni di confine più piccole.

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Una grande occasione energetica per le Piccole e Medie imprese lombarde

Le imprese lombarde possono giovare di un importante contributo per la realizzazione della diagnosi energetica o l’adozione della norma ISO 50001. Il contributo a fondo perduto, destinato alle Piccole e Medie Imprese, è finalizzato a coprire il 50% delle spese ammissibili al netto dell’IVA, per la realizzazione di diagnosi energetiche o per l’adozione del sistema di gestione ISO 50001 in ognuna delle sedi operative in cui svolge la propria attività la PMI, fino ad un massimo di 10 sedi operative.

Le diagnosi energetiche come obiettivo

Il bando è finalizzato all’efficientamento energetico delle Piccole e Medie Imprese, invitandole a realizzare la diagnosi energetica o ad aderire al sistema di gestione dell’energia ISO 50001 in una o più delle sedi operative situate in Lombardia, fino a un massimo di dieci, in cui l’impresa svolge la propria attività. Inoltre i contributo potrà essere prevalentemente usurfruibile da parte delle imprese la cui attività comporta notevoli consumi energetici, pur senza rientrare nella definizione di impresa energivora di cui al decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 21.12.2017. Nello specifico il bando è destinato alle Piccole e Medie Imprese con codice ATECO B (Estrazione di minerali da cave e miniere) o C (Attività manifatturiere), in relazione a sedi operative ubicate in Lombardia e che rispondano ai criteri del punto A3 del bando.

Tempistiche e contributi

La somma delle risorse disponibili ammonta a 2.238.750,00 euro. Le domande possono essere attualmente presentate, a partire dal 24 febbraio 2020, e saranno presentabili sino al 31 marzo 2022 (salvo esaurimento anticipato delle risorse). Per ciascuna sede operativa il contributo non potrà superare € 8.000,00 per la diagnosi energetica e € 16.000,00 per l’adozione del sistema di gestione ISO 50001.

Il contributo consiste in un fondo perduto del 50% delle spese ammissibili sostenute (al netto di IVA), erogato in unica tranche in seguito a rendicontazione. Per la diagnosi energetica il contributo massimo sarà di € 8.000,00 per ogni sede operativa (max 10), mentre per l’adesione a ISO 50001 sarà pari a € 16.000,00 per ogni sede operativa (max 10).

Domanda di partecipazione

La domanda di partecipazione al bando dovrà essere presentata, pena la non ammissibilità, dal soggetto richiedente obbligatoriamente in forma telematica per mezzo del Sistema Informativo Bandi online disponibile all’indirizzo: www.bandi.servizirl.it

Di seguito il link per accedere direttamente al bando sul sito Bandi online: https://www.bandi.servizirl.it/procedimenti/bando/RLT12020009582

La domanda deve essere corredata dei seguenti allegati da caricare elettronicamente sul sistema informativo:

allegato A (dichiarazione di possesso dei requisiti);

allegato B (dichiarazione relativa al rispetto del regime de minims);

allegato C (incarico per la sottoscrizione digitale e presentazione telematica della domanda di partecipazione al bando);

preventivi di spesa per la realizzazione degli interventi oggetto di contributo, compatibili con la tipologia delle spese ammissibili.

Ai fini della determinazione della data di presentazione della domanda verrà considerata esclusivamente la data e l’ora di avvenuta protocollazione elettronica tramite il sistema Bandi online, come indicato nel bando.

 

L’Energy Manager nella Pubblica Amministrazione

L’impellente bisogno di una nuova visione condivisa che sia in grado di rigenerare la società partendo da fonti energetiche sostenibili ha portato numerosi primi cittadini a sottoscrivere un accordo che dia vita ad un grande movimento, su scala mondiale, in grado di incentivare in tutte le città del globo azioni a favore del clima e dell’energia. Grazie anche all’appoggio della Commissione europea, a seguito dell’adozione del Pacchetto europeo su clima ed energia nel 2008, è stato siglato pertanto il Patto dei sindaci, per avallare e sostenere gli sforzi compiuti dagli enti locali nell’attuazione delle politiche nel campo dell’energia sostenibile.

Gli obbiettivi

I firmatari condividono una visione d’insieme per il 2050 (dopo un primo step posto per il 2020): accelerare la decarbonizzazione dei loro territori, rafforzando la loro capacità di adattarsi agli inevitabili impatti del cambiamento climatico e consentendo ai loro cittadini di accedere a un’energia sicura, sostenibile e accessibile. Al fine di accelerare questo processo le città firmatarie s’impegnano a sostenere l’attuazione dell’obiettivo comunitario di riduzione del 40% dei gas a effetto serra entro il 2030, adottando un approccio comune per affrontare la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

L’evoluzione del progetto

Siglato nel 2008 in Europa con l’ambizione di riunire i governi locali impegnati su base volontaria a raggiungere e superare gli obiettivi comunitari su clima ed energia, ha introdotto per la prima volta un approccio di tipo bottom-up per fronteggiare l’azione climatica ed energetica, registrando ampia partecipazione. Ad oggi infatti sono riuniti oltre 7.000 enti locali e regionali provenienti da 57 Paesi. Dal 2017 sono stati istituiti infatti uffici regionali del Patto in Nord America, America Latina e Caraibi, Cina e Asia sud-orientale, India e Giappone ad integrazione di quelli esistenti. I Firmatari del Patto s’impegnano a presentare, entro due anni dalla data della decisione del consiglio locale un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) che indichi le azioni chiave che intendono intraprendere. Il piano conterrà un Inventario di Base delle Emissioni per monitorare le azioni di mitigazione e la Valutazione di Vulnerabilità e Rischi Climatici. La strategia di adattamento può essere parte del PAESC oppure essere sviluppata e integrata in un documento di pianificazione separato. Questo audace impegno politico segna l’inizio di un processo di lungo termine che vede le città impegnate a riferire ogni anno sui progressi dei loro piani.

I Comuni italiani

I sindaci italiani hanno accolto questa sfida aderendo sin da subito al patto. In totale l’adesione, in aggiornamento quotidiano, ammonta a 1712 comuni italiani. Tuttavia la percentuale di attuazione e di rispetto dell’impegno risulta bassa sul territorio nazionale, con solo 308 comuni indentificati come “rispettosi”. La regione che ha registrato la maggior partecipazione è sicuramente la Lombardia, con 901 comuni aderenti. Seguono a grande distanza l’Abruzzo, con 303 partecipanti, e la Sicilia, con 278. Sono tuttavia numerose le regioni che superano la quota dei cento comuni aderenti, con l’Emilia-Romagna in primis (196) davanti alla Sardegna (179), al Piemonte (148), alla Calabria (109), alla Puglia e alla Campania (105). La Liguria regista 85 comuni aderenti, ponendosi davanti a regioni più grandi come il Trentino Alto-Adige, che presenta 84 iscritti, e la Basilicata, con 81, davanti al Molise con 67. Il Lazio viene solo dopo, con 56 comuni, mentre il Friuli Venezia Giulia si pone davanti alla Toscana, rispettivamente fermi a 48 e 41 aderenti. I primi cittadini non sembrano ancora particolarmente spronati a partecipare nelle Marche, che segna solamente 27 sindaci partecipi, all’Umbria, con 15, e alla Valle d’Aosta, con un solo comune partecipe. Un dato che non mostra particolari differenze tra Nord e Sud quanto piuttosto tra l’Italia centrale, poco partecipe, e quella Settentrionale e Meridionale. Le regioni periferiche dell’Area Alpina non sembrano anch’esse particolarmente presenti, per quanto tuttavia la presenza della Lombardia, regione in cui l’adesione è stata particolarmente incentivata, fa da contraltare alle altre regioni di confine più piccole.

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